Anas: Riassetto organizzazione territoriale. Osservazioni Filt

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Le Organizzazioni sindacali hanno espresso da subito le proprie riserve ed evidenziato possibili criticità rispetto al nuovo modello di assetto territoriale adottato da Anas,  dal 9 gennaio 2017, attraverso la costituzione delle c.d. Macroaree, relativamente alla decisione di effettuare degli accorpamenti territoriali ed alla composizione dei coordinamenti, ai ruoli di responsabilità e ai processi organizzativi adottati, nonché rispetto agli obbiettivi di efficientamento prospettati, richiedendone la sospensione dell’applicazione e proponendo modifiche e correzioni, avanzate anche attraverso l’elaborazione di documenti dedicati al tema in esame.

A fronte della decisione di parte aziendale di procedere nel riordino territoriale prospettato, ne hanno comunque richiesto il rinvio della fase applicativa, ritenendo comunque essenziale avviare una discussione, coerente con la complessità della materia affrontata, al termine della quale è stato stipulato l’accordo del 25 luglio 2017, che ha fissato tempi e modalità di applicazione e di revisione del modello, secondo un programma dei lavori predefinito.

La configurazione proposta costituisce sicuramente un terreno più avanzato di discussione, nell’ambito del confronto da svolgersi tra le parti.

Tuttavia, pur accogliendo, sul piano programmatico, alcune delle istanze avanzate dal sindacato e costituendo l’occasione per l’avvio di un opportuno confronto circa l’adozione di modelli organizzativi coerenti con la missione e gli obbiettivi aziendali condivisi, nel cui ambito confermare i compartimenti quali sedi essenziali di gestione ed erogazione di servizi in favore dei territori, presenta diversi punti critici, e richiede comunque di essere ricompresa in un quadro più ampio.

In particolare, le organizzazioni sindacali esprimono forte contrarietà rispetto alle aggregazioni regionali previste nel documento presentato (Abruzzo e Molise, Veneto e Friuli Venezia Giulia, Piemonte e Valle d’Aosta), che, comporterebbe un ridimensionamento non condiviso del ruolo di strutture aziendali efficaci e ben integrate nel territorio di appartenenza, riproponendone criticità e difficoltà gestionali.

Per le le organizzazioni sindacali è comunque irrinunciabile la configurazione di unità produttiva, da garantire a tutte le regioni, secondo l’attuale articolazione fissata nel CCNL, e l’assegnazione dei necessari livelli di autonomia, organizzativa e gestionale, delle relativa delega di funzioni prevedendo, semmai, un’articolazione degli uffici e dei servizi semplificata per le regioni più piccole, in relazione alla rete in gestione ed alle sua caratteristiche, agli indici di incidentalità, ai carichi di lavoro espletati, etc. Ritengono inoltre importante definire i necessari livelli di articolazione e flessibilità del modello proposto, da adottarsi in particolare in quelle realtà regionali caratterizzate da una rete stradale e autostradale particolarmente significativa, per estesa chilometrica, complessità della rete in gestione, presenza di autostrade in gestione diretta, etc.

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