Camusso: una patrimoniale per finanziare salari e investimenti

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Sul sito della Cgil si può rileggere l’intervista che il segretario generale della Cgil Susanna Camusso ha rilasciato a Repubblica sabato http://www.cgil.it/intervista-del-segretario-generale-la-repubblica/

 

In una situazione di perenne difficoltà dell’economia a ripartire, di crescita della diseguaglianze e di aumento record della disoccupazione giovanile, è necessaria, secondo la leader della Cgil, “una crescita generale dei salari accompagnata da un piano di investimenti pubblici e privati. Serve questo per uscire dalla stagnazione, combattere la deflazione, ridurre le diseguaglianze. (…) Secondo Camusso, l’Italia è un paese spaccato che avrebbe bisogno di un obiettivo condiviso, un’idea di Paese come fu per l’euro. Invece si va avanti con le politiche dei bonus». Si continuano ad affrontare i problemi con la logica dell’emergenza, “un po’ qua, un po’ là. Si è visto con gli 80 euro, la gente ha prima pagato i debiti poi si è rimessa a risparmiare. Meglio il bonus maternità o un piano per creare più asili pubblici? C’è un nodo irrisolto dalle nostre parti: continuare a farci governare dall’economia e dalle regole o affidare il governo alla politica?».

 

Nel frattempo la politica si è ritirata. «Ha delegato al sistema finanziario e imprenditoriale di decidere le nostre prospettive.

L’idea di fondo è: noi vi togliamo i vincoli, spetta poi a voi imprese cosa e come fare (….). II governo sta preparando un piano per estendere la detassazione del salario aziendale e rilanciare la produttività. Cosa ne pensa? È la domanda di Roberto Mania di

Repubblica: «Che bisogna smetterla! – risponde Camusso - ci siamo battuti, e continueremo a farlo, per la detassazione dei premi. Ma serve una misura per l’insieme dei lavoratori dipendenti, non solo per quel 20% interessato dalla contrattazione aziendale».

 

La risposta dei governo, e della Confindustria, è che per quella strada, rendendo fiscalmente più favorevole il salario aziendale, si stimolano i contratti integrativi. «È sempre la stessa litania.

Abbiamo già provato e non ha funzionato. Non si può continuare a mettere in campo politiche anti-inflazione quando siamo in piena deflazione».

Propone di detassare gli aumenti a livello nazionale? chiede ancora Mania «È una strada possibile. L’obiettivo deve essere quello di rilanciare la domanda, di far ripartire gli investimenti, di una crescita generale dei salari. Detassarlo solo per una parte minoritaria delle aziende significa dire a tutte le altre: cercate di cavarvela competendo sui costi, abbassando qualità e retribuzioni. Una ricetta vecchia Ma se ci mettiamo a guardare i numeri ci accorgiamo che gli investimenti sono drammaticamente scesi e che la contrattazione di secondo livello non è cresciuta».

 

Ma il salario in azienda è legato ai risultati, lei propone un aumento delle retribuzioni scollegato da qualsiasi parametro. Le retribuzioni tornano ad essere una variabile indipendente dell’economia? Non siamo fuori dalla crisi. «Scusi, quella che viviamo non è forse una crisi da domanda? Si può affrontare in piena deflazione con le ricette anti-inflazione degli anni 80 e 90?». Ma come fa un’impresa in difficoltà a pagare anche gli aumenti salariali? «Esattamente per questo va cambiata la politica. Senza una ripresa della domanda quell’impresa è destinata chiudere. Sto proponendo di utilizzare la leva fiscale. Serve un concorso di tutta l’economia».

 

Servono dunque soldi. Dove si prendono? «E per la detassazione del salario di produttività non servono i soldi? risponde il segretario generale. Secondo Camusso, “con misure attente a non colpire il ceto medio si possano recuperare svariati miliardi l’anno».

 

Quindi rilanciate la patrimoniale? E’ la domanda di Roberto Madio, secondo il quale comunque la patrimoniale in fondo non la vuole nessuno. «Guardi che pensiamo di tassare solo i grandi patrimoni, non la casa dell’operaio che per comprarsela ha acceso un mutuo». È realistico chiedere 7 miliardi per i rinnovi dei contratti pubblici?

«Quella cifra non è nostra ma dell’Avvocatura dello Stato». Quanto ci vuole allora? «Non faccio cifre. Dico, però, che, dopo anni di blocco, i salari nel pubblico impiego devono aumentare».

 

 

 

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