Cgil: l’Europa che vogliamo

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“Abbiamo deciso di dedicare queste due giornate ad una discussione pubblica sull’Europa, il lavoro, la cultura. Lo facciamo qui a Matera, capitale europea della cultura per il 2019, perché qui in modo emblematico si evidenziano tutti i problemi che penalizzano il Mezzogiorno e che ne fanno una grande questione nazionale. Senza il rilancio del Mezzogiorno, a partire da una infrastrutturazione sociale e materiale, non c’è sviluppo né per l’Italia né per l’Europa”. Così il segretario generale della Cgil Maurizio Landini dall’Auditorium Serra Cava del Sole di Matera ha dato il via ieri alla due giorni ‘La nostra Europa. La cultura, il lavoro. La cultura del lavoro’ promossa da Cgil, Cisl e Uil.

Su RadioArticolo1 - che ieri ha trasmesso in diretta l’iniziativa - è possibile riascoltare in podcast le parole del segretario generale Maurizio Landini:

https://www.radioarticolo1.it/audio/2019/05/06/40411/la-nostra-europa-la-cultura-il-lavoro

Sul sito della Cgil nazionale è a disposizione il testo completo del discorso di Landini:

http://www.cgil.it/admin_nv47t8g34/wp-content/uploads/2019/05/Relazione_Maurizio_Landini_Matera_06.05.2019.pdf

 

E’ NECESSARIO CAMBIARE L’EUROPA. A proposito di Europa, alla vigilia di un appuntamento elettorale molto importante come quello del 26 maggio, Landini ha spiegato nella sua relazione introduttiva che “proprio perché affermiamo che c’è bisogno di Europa, con altrettanta chiarezza, diciamo che per difendere il grande progetto di un’Europa unita c’è bisogno di cambiarla profondamente. Di cambiarla a partire dai diritti del lavoro e della sua qualità , dalla piena e buona occupazione alternativa alla dilagante precarietà, dall’aumento dei salari, dalla tutela di sicurezza sociale. Far vivere l’Europa vuole dire battersi per una sua riforma. E ci deve essere uno scatto di tutto il mondo del lavoro perché se dovessero prevalere i diversi nazionalismi ciò significherebbe per lungo tempo compromettere la possibilità di dare vita ad un’Europa dei diritti, ad un’Europa sociale. L’Europa che vogliamo è quella del multilateralismo della solidarietà, dell’inclusione”.

 

UN MODELLO CHE PENALIZZA IL MEZZOGIORNO. Nel corso di questi ultimi anni si è affermato al contrario un modello di Europa che ha aggravato la situazione del Mezzogiorno e ampliato le diseguaglianze anche all’interno dei singoli paesi. Per quanto riguarda l’Italia – ha ricordato Landini – siamo “il secondo paese manifatturiero ed è, in particolare con alcune sue regioni del nord-est, parte importante e subordinata di tale sistema. Ma questa integrazione riguarda, appunto, alcune regioni (in particolare Lombardia,Veneto, Emilia Romagna) mentre non tocca l’Italia centrale e meridionale, quelle regioni, cioè, meno collegate alla Germania. Anche quando vi è stata crescita essa ha prodotto disuguaglianze tra persone e territori. Una crescita che risulta in qualche misura recessiva anche quando determina un aumento dell’occupazione; ma si tratta, come ha dovuto riconoscere la stessa Banca Centrale Europea, di un’occupazione sempre più precaria e che non inverte, anzi approfondisce, la tendenza alla polarizzazione dei redditi.

 

C’E’ SEMPRE PIU’ DOMANDA DI WELFARE. Di fronte ai processi di disgregazione dei diritti e di spinta alla privatizzazione, il segretario generale della Cgil ha spiegato che “i sistemi di Welfare non vanno ridimensionati ma vanno estesi e innovati a fronte delle domande inedite che sono squadernate davanti a noi: a fronte di una intensa e pervasiva innovazione tecnologica c’è bisogno di un sistema di formazione permanente che consenta di accrescere le competenze dei lavoratori durante tutto l’arco della vita; a fronte di una popolazione che invecchia c’è bisogno di strumenti per l’invecchiamento attivo che dia qualità alla vita delle persone anziane; di fronte alle migrazioni c’è bisogno di politiche inclusive e di solidarietà che riconoscano nell’altro una occasione di relazione e di arricchimento per tutti e non una minaccia; non è il migrante che toglie il lavoro ma sono le politiche messe in campo negli ultimi venti anni che lo hanno reso precario, insicuro, instabile; di fronte ai nuovi fattori epidemiologici dove prevalgono, in tutti i paesi europei, le patologie croniche o patologie prodotte dalle forme e dai contenuti di uno sviluppo assai spesso distorto (dall’inquinamento ambientale, dalla cattiva alimentazione,dall’organizzazione del lavoro e della vita quotidiana) non si può rispondere rivedendo il carattere universalistico dei sistemi sanitari introducendo magari forme assicurative. Dove questo è stato sperimentato è cresciuta la spesa sanitaria nelle sue forme più inappropriate e sono cresciute le disuguaglianze nell’accesso alle prestazioni. No, non è questa la

strada: c’è bisogno invece di ampliare il sistema universalistico e c’è bisogno di più prevenzione, di più servizi ai cittadini.

 

UN NUOVO TIPO DI SVILUPPO. Nel corso della sua relazione (40 pagine) Landini ha parlato anche della necessità di ripensare un modello economico che evidentemente non funziona. “Torna imprescindibilmente la questione degli investimenti e, con tale questione,quella di un diverso modello di sviluppo. E non a caso parliamo di un nuovo modello di sviluppo. Quello che si è affermato, infatti, negli ultimi anni ha prodotto squilibri, diseguaglianze mai conosciute nel passato, divisioni tra persone e territori. Per di più, anche nelle fasi di relativa crescita, si sono diffuse forme di lavoro atipiche e precarie. Inoltre, la stessa crescita appare oggi stentata a tal punto che qualcuno parla di “stagnazione secolare” che minaccia soprattutto l’Europa. Si è in sostanza rotto quel nesso lineare tra crescita e lavoro, tra crescita e diffusione del benessere. Per questo lo sviluppo va ripensato. Ed è concretamente possibile farlo”…

 

Vedi anche: https://www.rassegna.it/articoli/landini-cambiare-leuropa-per-farla-vivere

 

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