Contratto di lavoro a tutele crescenti. Nota Cgil

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13/01/2015 Riportiamo la scheda di lettura dello Schema di decreto legislativo recante disposizioni in materia di contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti, in attuazione della legge 10 dicembre 2014, n. 183.


In riferimento al primo dei due decreti attuativi della legge 183/14, in particolare quello sulle tutele crescenti, si evidenzia:
Il provvedimento nel suo insieme oltre che generalizzare la pratica della precarizzazione dei rapporti di lavoro, divide i lavoratori tra chi un lavoro ce l'ha e i nuovi assunti e in particolare i giovani. La divisione è ancora più evidente, ma anche più spregevole e discriminatoria, se andiamo all'art. 12 che prevede, solo per i nuovi assunti, che non sarà più possibile avvalersi di quanto previsto dalla legge in materia di obbligo da parte del giudice di fissare l'udienza a seguito dell'impugnativa del licenziamento da parte del lavoratore. Anche in questa disposizione è altrettanto evidente l'attacco alle organizzazioni sindacali ovvero negando a loro ogni possibilità di rappresentanza e di negoziazione in materia di diritti.
Lo stesso Contratto di ricollocazione, i cui costi cadranno sulla fiscalità generale e non sulle imprese, non rappresenta una soluzione occupazionale per il lavoratore licenziato illegittimamente o per giustificato motivo oggettivo o per licenziamento collettivo di cui agli articoli 4 e 24 della legge 23 luglio 1991 n. 223. Le agenzie accreditate, pubbliche e private, godranno infatti del finanziamento consegnato in dote al lavoratore licenziato senza fornire alcuna garanzia circa le possibilità di risoluzione della ricerca di un posto di lavoro.
Quanto previsto poi dall'art. 6 in materia di “Offerta di conciliazione”, oltre che confermare la centralità delle politiche passive del Governo in materia di lavoro, con la non prevista tutela di rappresentanza da parte delle organizzazioni sindacali, materializza quanto più volte esternato rispetto alle volontà di ricondurre le stesse ai margini delle politiche di contrattazione.

La CGIL ritiene assolutamente necessario continuare a lottare e mobilitarci. E' altresì fondamentale usare nelle sue massime possibilità sia la Contrattazione nazionale che quella decentrata al fine di contenere al minimo gli effetti negativi di tali provvedimenti.
Proveremo a farlo anche con i ricorsi giudiziari in Italia e in Europa, fatte le necessarie verifiche.
Tutto ciò ci consegna infine l'assoluta occorrenza di impegnarci per provare a percorrere tutte le strade che portano alla necessità di ricomporre l'insieme dell'azione confederale sindacale al fine di costruire il più ampio fronte possibile di mobilitazione e opposizione.

Di seguito un commento per le parti più significative del decreto legge, ricordando che lo stesso non è ancora entrato in vigore e che da oggi le Commissioni competenti avranno 30 giorni per esprimere sul testo un loro parere, obbligatorio ma non vincolante, per poi essere riconsegnato per la sua definitiva approvazione al Consiglio dei Ministri alla quale seguirà la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dello Stato, data dalla quale sarà pienamente vigente.

Riportiamo in allegato la nota completa

 

Barachetti Corrado Ezio – Cgil Nazionale

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