Crisi Governo, Cgil: servono risposte ai problemi del Paese

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Il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, è intervenuto sulla situazione politica con una intervista pubblicata ieri dal Corriere della Sera. Il testo è ora disponibile anche sul sito della Cgil nazionale (http://www.cgil.it/intervista-a-maurizio-landini-su-il-corriere-della-sera-4/).

Ecco quello che ha detto il segretario rispondendo alle domande di Enrico Marro:

La Cgil preferisce il governo giallorosso o il voto?

«La Cgil — risponde il segretario, Maurizio Landini — preferisce che ci sia un governo che cambi le politiche di questi anni, e non mi riferisco solo al governo Conte ma anche ai precedenti. Del resto, sono queste le ragioni sulle quali abbiamo costruito con Cisl e Uil una piattaforma unitaria e l'abbiamo sostenuta nelle piazze. E ora in Europa c'è l'occasione di cambiare le politiche di austerità. Siamo in una congiuntura sfavorevole e anche la Germania, come la Francia, ha bisogno di politiche espansive. L'Italia potrebbe giocare un ruolo importante e sarebbe un errore strategico non cogliere questa opportunità».

 

Non crede che per la sinistra sarebbe meglio battere Salvini nelle urne?

«Penso che siamo in presenza di una discussione esplicita in Parlamento e che sia importante ricostruire un rapporto tra i problemi delle persone e chi fa politica. Inoltre, stiamo in una democrazia parlamentare e lo stesso presidente della Repubblica ha ricordato che si vota ogni 5 anni. Sento poi che dalla Lega, vere o strumentali che siano, arrivano offerte ai 5 stelle per una riedizione della maggioranza che hanno appena fatto cadere. Mi chiedo — dopo 4 mesi di litigi feroci, dopo una crisi in pieno agosto che mette a rischio i conti pubblici e blocca molte misure attese da lavoratori sull'orlo del licenziamento — che serietà potrebbe avere un simile governo, nato solo per difendere potere e poltrone».

 

Cosa si aspetta invece da un governo giallorosso?

«Da un governo, non da un governo giallorosso, perché il problema è cosa fanno gli esecutivi al di là dei colori. Quello che serve è un governo in grado di combattere le diseguaglianze, l'impoverimento economico e sociale, che rimetta al centro un nuovo modello di sviluppo, riformi la P.a. rilanciando i diritti fondamentali del e nel lavoro, puntando sull'economia della conoscenza, sulla salute e sul rispetto dell'ambiente. Inoltre, un nuovo governo avrebbe bisogno di ricostruire un rapporto vero con le parti sociali. L'idea della disintermediazione si è dimostrata foriera di errori e di allontanamento tra la politica e i cittadini».

 

Quota 100 non ha mai entusiasmato la Cgil. Si potrebbe cancellare?

«II problema non è semplicemente cancellare o confermare quota ioo.

Cgil, Cisl e Uil sono per una riforma complessiva che assicuri una pensione di garanzia per i giovani, tuteli le donne, garantisca una flessibilità in uscita per chi ha 62 anni di età o 41 di contributi, separi la previdenza dall'assistenza e riconosca che non tutti i lavori sono uguali e che quindi ci sono diverse aspettative di vita».

 

E sul lavoro cosa si aspetta la Cgil?

«La Cgil ha depositato in Parlamento una proposta per la Carta dei diritti universali: un nuovo statuto dove tutti i lavoratori devono avere diritti, indipendentemente dalla forma del rapporto di lavoro.

In questa logica siamo per ripristinare la giusta causa e il reintegro tolto con il Jobs act. Nel frattempo, ribadiamo l'urgenza di rinnovare i contratti per milioni di lavoratori e di recepire per via normativa gli accordi interconfederali sulla rappresentatività. Debbono aumentare i salari e le pensioni e per questo serve una riforma fiscale che, oltre a combattere l'evasione, riduca la tassazione a pensionati e dipendenti e introduca la detassazione degli aumenti salariali dei contratti nazionali».

 

L'ostacolo all'intesa tra M5S e Pd sembra essere il nome del premier.

Che ne pensa di un Conte bis?

«Non è compito del sindacato discutere di nomi. Detto questo, riconosco un ruolo a Conte. In Parlamento ha dimostrato coraggio politico e un profilo istituzionale importante quando, nel rispetto della Costituzione, ha messo il Paese nella condizione di sapere con trasparenza le ragioni della crisi e i problemi da affrontare.

Inoltre, riconosco che è stato il presidente del Consiglio che ha riaperto i tavoli con le parti sociali».

 

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