Dall’otto marzo in poi servono azioni sistematiche per la parità

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Per il Coordinamento donne della Filt Veneto la giornata dell’otto marzo rappresenta un’importante occasione per evidenziare le condizioni di lavoro, l’occupazione femminile nel settore trasporti e le varie azioni necessarie a migliorarne la qualità. Ma prima di trattare questi argomenti forse è il caso di ricordare cosa c’è dietro questa ricorrenza per riscoprire e preservare i suoi significati profondi, tuttora validi. La sua storia comincia più di 100 anni fa con il VII Congresso della 2° internazionale socialista tenutosi a Stoccarda nel 1907. Tra i vari temi all’ordine del giorno vennero inserite la questione femminile e il voto alle donne. Il Congresso votò una risoluzione nella quale si impegnavano i partiti socialisti a lottare energicamente per l'introduzione del suffragio universale.  La Conferenza internazionale delle donne socialiste che si tenne due giorni dopo decise la creazione di un Ufficio di informazione a loro dedicata. Clara Zetkin fu eletta segretaria e “L'uguaglianza” divenne la loro rivista ufficiale.

Nello stesso periodo anche negli Stati Uniti il Partito socialista organizzò delle conferenze in cui si discuteva dello sfruttamento ai danni delle operaie in termini di basso salario e di orario di lavoro, delle discriminazioni sessuali e del diritto di voto alle donne. La prima e ufficiale giornata della donna fu celebrata in USA il 23 febbraio 1909.

Qualche anno dopo, proprio il giorno 8 marzo 1917 le donne di Sanpietroburgo guidarono una grande manifestazione che rivendicava la fine della guerra.

Nel 1944 a Londra venne approvata e inviata all'ONU una Carta della donna contenente richieste di parità di diritti e di lavoro.

Il 16 dicembre 1977, l'Assemblea generale delle Nazioni Unite propose l'otto marzo come la data ufficiale per la 'Giornata delle Nazioni Unite per i diritti delle Donne e per la pace internazionale'.

Dopo qualche sporadica edizione negli anni 20, in Italia l’otto marzo si festeggiò in modo ufficiale dal 1946 soprattutto per iniziativa del Partito Comunista Italiano e dell’Unione delle Donne in Italia (UDI).

Allora su proposta di tre donne dell’UDI, Teresa Mattei, Rita Montagnana e Teresa Noce si cominciò a festeggiare l’otto marzo con la mimosa, un fiore molto più economico della violetta che era usata in alcuni paesi europei, facile da trovare come pianta spontanea e che poteva essere raccolta anche gratuitamente.

Ricordiamo che Teresa Mattei, Rita Montagnana e Teresa Noce furono elette il 2 giugno 1946 tra le 21 donne (21 su 556 componenti, cioè il 3,78%) che fecero parte dell'Assemblea Costituente.

Il segnale dato dal nuovo Parlamento non è incoraggiante, anzi è un altro campanello d'allarme sulla disparità della rappresentanza politica.

Proprio oggi tra i risultati delle elezioni anche il fatto cioè che nel prossimo Parlamento la quota delle donne elette si ferma al 30 per cento!

L’otto marzo è l’occasione per rimarcare le rivendicazioni per le donne che non sono ancora attuate: dal diritto alla rappresentanza politica alle discriminazioni nell’ambito lavorativo, al differenziale salariale, ecc.

I dati Cgil, elaborati proprio per l’otto marzo, sull’occupazione parlano chiaro. La differenza percentuale tra l’occupazione maschile (67,1%) e femminile (48,9%) resta di oltre 18 punti.

L’80% dei dipendenti uomini è, contemporaneamente, a full-time e a tempo indeterminato; le donne lo sono al 57%, la differenza cresce nel ricorso al part-time: 34% per le donne contro 8,6% per gli uomini.

Nei gruppi di lavori a prevalenza femminile, le donne rappresentano quasi il 79% degli insegnanti ed oltre il 60% dei dipendenti qualificati nelle attività d'ufficio e nei servizi, tra cui si trovano gli impiegati con compiti di segreteria.

Tra gli operai dell’industria e nella fascia alta di imprenditori e dirigenti invece le donne si attestano al 13,5% e al 26,7%, ma nell’assistenza alle persone e nei lavori non qualificati dei servizi, la quota sale all’88,2% e al 77,6%. In Italia solo il 43,3% delle donne percepisce un reddito da lavoro (dipendente o autonomo) rispetto al 62% dei maschi ed è esorbitante il numero di donne che rinunciano a lavorare dopo la maternità.

Infine il reddito da lavoro guadagnato dalle donne è in media del 24% inferiore agli uomini (14.482€ rispetto a 19.110 €). Il Jobs Act ha esacerbato questi aspetti limitando, tra l’altro, il ruolo di garanti dei diritti in caso di discriminazioni delle Consigliere di Parità territoriali.

Che ci sia ancora molto da fare ce lo dicono tutti i rapporti redatti a livello internazionale come la Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione della donna (CEDAW) adottata dall’Onu che redige periodicamente delle raccomandazioni ai governi, il recente “gender equality index” redatto dall’EIGE (Istituto Europeo per la parità di genere), perfino i dati Istat, che continuano a rilevare le discriminazioni subite dalle donne e a suggerire misure correttive ai soggetti che ne hanno la responsabilità.

Quindi ancora discriminazioni nel 3° millennio nonostante la buona normativa sulla parità?

Ma se leggiamo la storia italiana con una lente diversa possiamo vedere che il percorso socio-normativo della parità uomo-donna è relativamente recente: è degli anni 60 il diritto alla parità salariale in agricoltura e nel 1963 l’accesso per le donne alla magistratura, negli anni 70 divorzio e aborto. Fino al 1975, legge sul nuovo diritto di famiglia, il potere decisionale sull’educazione e la formazione dei figli era riservato al capofamiglia.

E’ del ‘77 la legge 903 che introduce la parità di retribuzione e il divieto di discriminazione. Il passaggio dalla parità formale a quella sostanziale si ha con la L. 125 del 91, la cui finalità consiste nella promozione dell’occupazione femminile e rimozione delle discriminazioni attraverso azioni positive.

E’ del 1981 l’abrogazione del matrimonio riparatore e della rilevanza penale della causa d’onore una disposizione tremenda, retriva e umiliante specialmente per le donne che ne erano le prime vittime.

E’ solo del 1996 la legge che definisce lo stupro non più un delitto contro la morale, ma contro la persona.

Solo nel 2000 con la L. 53 sui congedi parentali il tema della conciliazione vita-lavoro assume importanza e si introduce il concetto di paternità.

Nel 2009 viene inserito nel codice penale il reato di stalking che la legge considera come atto persecutorio. E nel 2013 è nata la legge che inasprisce le pene per il femminicidio.

 

Il cambiamento socio-culturale del rapporto uomo-donna è un processo molto lungo e in continua evoluzione che si esplica anche nell’ambiente di lavoro.

Noi della Filt Veneto consideriamo simbolicamente l’otto marzo come il giorno da cui parte il calendario delle nostre iniziative per stimolare le politiche di genere nelle imprese del settore del trasporto, a cominciare dalla tutela delle lavoratrici fino alla contrattazione aziendale.

Il nostro impegno è quello di contribuire a rendere sistematica e continuativa l’attenzione delle aziende alle esigenze di donne e uomini in ogni momento della loro attività lavorativa, con lo scopo di eliminare le discriminazioni, valorizzare tutte le risorse umane e promuovere l’uguaglianza tra i due generi.

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