Decreto dignità: persa occasione per lavoro buono

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Con 155 voti favorevoli il Senato ha dato oggi il via libera definitivo al cosiddetto decreto dignità, che diventa così legge. Il testo non ha subito correzioni in commissione rispetto a quello licenziato da Montecitorio il 2 agosto ed è arrivato in Aula a Palazzo Madama senza mandato al relatore. I senatori hanno esaminato i circa 700 emendamenti presentati dopo che erano state bocciate le pregiudiziali di costituzionalità presentate da FI e PD. “Un titolo impegnativo ma francamente inopportuno”. Così Tania Scacchetti, segretaria confederale della Cgil, commenta l'approvazione. “Si era partiti con un obiettivo affatto scontato, mettere al centro dell’intervento la dignità del lavoro contrastando la precarietà, ma si è risolto in un intervento che contraddice nei fatti quel titolo ambizioso e importante, a partire dalla reintroduzione dei voucher. 

Si continua a inseguire la logica del lavoro mordi e fuggi, poco retribuito e dequalificato, che svilisce competenze e professionalità”.

“Mentre i dati sul lavoro, sulla situazione economica delle famiglie e la cronaca ci ricordano ogni giorno che il nostro Paese ha bisogno di lavoro buono con diritti e tutele, oggi si vara un provvedimento che somma questioni molto differenti in modo disorganico, con interventi parziali che non porteranno benefici se non sostenuti da un intervento serio e generale di contrasto alla precarietà”.

La sindacalista quindi conclude: “Un'occasione persa per dare risposte alla parte di Paese che aveva avuto fiducia nel cambiamento”.

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Riprendiamo l’articolo Più propaganda che dignità nel decreto Di Maio di Maurizio Minnucci 

pubblicato su Rassegna Sindacale il 8 agosto 2018 http://www.rassegna.it/articoli/piu-propaganda-che-dignita-nel-decreto-d...

Intervista alla segretaria confederale Cgil Tania Scacchetti dopo l’ok del Senato al provvedimento. “Resta qualche segnale nella direzione giusta, ma pesa il ritorno dei voucher, molto grave. Nulla sui falsi tirocini e sulle false partite Iva”

Rassegna Tania Scacchetti, subito dopo l’approvazione del decreto cosiddetto “dignità”, il ministro Di Maio ha twittato: cittadini 1 – sistema 0. Non ti colpisce il fatto che dica “cittadini” e non “lavoratori”? Cominciamo da qui.

Scacchetti In questa affermazione ritrovo un tratto del governo e in particolare del ministro Di Maio: lui parla spesso di concertazione, ma la collega sempre al tema dei cittadini e quasi mai si riferisce ai lavoratori, al sindacato e alle parti sociali. È indubbio che l’idea di fondo sia quella di farlo passare come un intervento contro i “poteri”, in qualche modo contro le lobby, e temo che dentro a quelle lobby vogliano considerare anche le organizzazioni di rappresentanza.

Rassegna Del decreto si parla ormai da mesi, ieri è stato convertito in legge. Com’è andata in Parlamento?

Scacchetti Resta qualche segnale positivo che continuo a sottolineare, ma il decreto è uscito dal percorso parlamentare depotenziato rispetto a come era stato presentato. Sin dall’inizio, in realtà, lasciava a tutti molti dubbi per l’assenza di un progetto organico. Alla fine possiamo definirlo un insieme di singole misure che però non stanno all’interno di un disegno di riforma, pur con alcuni apprezzabili interventi.

Rassegna Qualcuno potrebbe far notare che nonostante la stretta sui tempi determinati, il giudizio della Cgil sia complessivamente negativo. Cosa rispondi?

Scacchetti L’avevamo detto subito che il ritorno dei voucher avrebbe cambiato in parte il nostro giudizio. Francamente quello è un intervento che di “dignitoso” non ha quasi nulla. Si continua invece a legittimare l’idea che il lavoro “mordi e fuggi” non possa avere i diritti e le tutele di altri impieghi, peraltro in settori come l’agricoltura – purtroppo tristemente alla cronaca dopo le morti di Foggia –, o il turismo, dove la deregolamentazione rischia di procurare gravi danni non solo ai diretti interessati, ma anche all’economia del nostro Paese.

Rassegna Certo, è strano che lo stesso governo che si vanta di ascoltare i cittadini, poi ignori milioni di firme per cancellare i voucher...

Scacchetti È un fatto paradossale ed emblematico delle tante contraddizioni all’interno di questo governo; lo stesso che ieri per bocca del ministro Salvini ha detto di voler lanciare una grande campagna contro il caporalato dopo i fatti di Foggia, ma che fino all’altro ieri aveva messo in discussione la legge 199 e continua a farlo. Lo stesso governo che vuole alleggerire la legge sugli appalti perché considera alcuni elementi troppo pesanti e burocratici. A proposito dei voucher, poi, voglio ricordare che ci sono milioni di firme, raccolte non solo dalla Cgil, in calce a un progetto di legge per riformare il mercato del lavoro, sarebbe bene venisse incardinato come nella precedente legislatura. Con questo strumento saremo in grado di offrire al Parlamento una discussione vera sulle condizioni dei lavoratori in un Paese come il nostro, con bassa crescita e produttività, in cui troppo spesso sono svilite le competenze.

Rassegna Un altro mantra che è girato intorno al decreto è che avrebbe smontato il Jobs Act. Ma alla fine non è andata proprio così...

Scacchetti Riporterei tutti a un ragionamento più sobrio su questo. Anzitutto, aver chiamato un testo come questo “dignità” non aiuta, se non a veicolare una certa propaganda. È indubbio, lo ripeto, che ci siano alcuni interventi – in particolare sui tempi determinati – che sebbene non siano per noi abbastanza coraggiosi, vanno comunque in direzione contraria sia al Jobs Act, sia alla deregolamentazione degli ultimi 20-25 anni. Noi abbiamo sostenuto e continueremo a sostenere segnali del genere; però devono essere rinforzati e devono trovare altre misure congruenti. Se da una parte non ci si poteva aspettare che il Jobs Act fosse smontato da un singolo decreto, è anche vero che si poteva dare qualche segnale di coerenza in più. Per esempio, la reintegra dell’articolo 18, come era stato promesso in campagna elettorale, non c’è stata. Su questi terreni misureremo la reale volontà del governo. Poi c’è tutto un tema che non ricorda quasi nessuno, cioè la creazione dei posti di lavoro.

Rassegna Su questo ci torniamo dopo. Intanto puoi darci il tuo giudizio sulla questione dei contratti a tempo determinato? In che senso serviva più coraggio?

Scacchetti I primi segnali, come ho detto, muovono nella giusta direzione quando si ripristinano le causali. Però l’obiettivo è un po’ contraddittorio se queste causali non si rimettono sin dall’inizio del contratto. E poi non si toccano né i falsi tirocini, né le false partite Iva, temi sui quali anche nel percorso parlamentare qualche emendamento c’è stato. Quanto all’indennizzo sui licenziamenti, resta il meccanismo delle mensilità fisse, cosa che di fatto consente al datore di lavoro di programmare e di quantificare quanto costa quel licenziamento, ancorché illegittimo.

Rassegna Un altro capitolo riguarda le delocalizzazioni. Come lo giudichi?

Scacchetti La norma sulle delocalizzazioni risponde a un’emergenza, alla crescita di un fenomeno di sottrazione di ricchezza al Paese fatta da aziende che con facilità se vanno da altre parti. È quindi importante inserire penalità nei confronti di chi ha utilizzato risorse pubbliche. Ma non può essere questo l’unico strumento. Anche se c’è un piccolo intervento che riguarda le somme recuperate per la riqualificazione, manca però tutta la parte degli ammortizzatori sociali che per noi devono venire prima di altre forme di sostegno al reddito. Ricordo che abbiamo settori in cui la crisi non è finita e i progetti di ristrutturazione spesso lasciano a casa molte persone. Perciò sarebbe importante sostenerle all’interno di quei processi, ma bisogna farlo in modo più ampio rispetto alle riforme precedenti – Fornero e Jobs Act – che hanno ristretto il perimetro. In poche parole, non si può affrontare solo il tema della penalità senza pensare alle tutele sociali.

Rassegna Sin qui abbiamo parlato di regole. Ma quanto possono incidere le regole per creare lavoro?

Scacchetti Le regole possono favorire e dare segnali rispetto alla qualità dell’occupazione, ma non possono certamente generarla, ed è questo a mio giudizio il vuoto grandissimo nell’azione di questo governo. Come vengono affrontate le grandi questioni strategiche come l’Ilva e l’acciaio? Qual è la politica industriale che hanno in mente? In quali settori si vuole investire, come saranno gestite le grandi reti infrastrutturali, materiali e immateriali? Durante il percorso parlamentare del decreto, per fare un esempio, è stata introdotta l’ennesima decontribuzione per il contratto a tutele crescenti, un mantra che accomuna quasi tutto l’arco parlamentare e che serve sicuramente a gonfiare i dati delle attivazioni, che poi però si sgonfiano. Il tema vero invece è generare occasioni di lavoro e per farlo servono gli investimenti, pubblici e privati: questa per noi è la priorità, il principale scoglio su cui misureremo l’azione del governo già a partire dalla prossima legge di stabilità.

 

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