Decreto fisco: nessuna strategia

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15/01/2015 Riportiamo un primo commento sulla bozza di decreto fiscale del 24 dicembre 2014 derivante da legge Delega n.23/2014 (rinviato al 20 febbraio p.v.)

Nel consiglio dei ministri del 24 dicembre 2014 è stato emanato il decreto legislativo derivante dalla Delega Fiscale, Legge 23/2014, recante “Disposizioni sulla certezza del diritto nei rapporti tra fisco e contribuenti”.

Questo si articola fondamentalmente in tre parti, la prima normante l'abuso del diritto e l'elusione fiscale, la seconda sulle sanzioni per frodi e omissioni con rilevanza penale in materia fiscale, la terza volta a definire il regime dell'adempimento collaborativo.

Già ci siamo espressi sull'impianto della Delega Fiscale, oggi legge 23/2014, che non è assolutamente la riforma fiscale necessaria al paese, che non nasce con l'idea di riordinare la politica delle entrate, e che, salvo la revisione degli estimi catastali, non potrà agire con efficacia per riordinare un fisco troppo spostato sui redditi (bassi), che affida il rispetto del principio di proporzionalità alla sola IRPEF, pagata per oltre l'80% dai redditi fissi, che tassa poco e male il patrimonio, e che storicamente è caratterizzato da lassismo nei confronti degli evasori, quasi ad indennizzarli di una pressione fiscale elevata che quindi di fatto punisce chi evadere non può, dipendente o autonomo che sia.

Nei fatti l'evasione è ancora una possibilità conveniente. Al netto dei possibili condoni, infatti, il controllo più pericoloso per l’evasore, cioè quello assistito da indagini bancarie, è possibile ma del tutto improbabile, visto che ogni anno può interessare nel migliore dei casi 15/20 mila soggetti su 40 milioni di contribuenti.

La scarsa probabilità di un controllo approfondito, aggiunta alle scarse sanzioni in caso di acquiescenza immediata, rendono l'evasione, anche laddove scoperta, poco più costosa degli interessi di un finanziamento a breve, ma senza dover offrire garanzie.

Il decreto è stato oggetto di discussione nei media quasi esclusivamente in merito all'articolo 19bis e alla previsione di depenalizzazione dell'evasione sotto il 3% del fatturato, per le sue possibili conseguenze ad personam. E' per tale motivo che la redazione definitiva del decreto è stata rimandata al Consiglio dei Ministri del 20 febbraio.

Alcuni giornali, aggiungiamo per completezza, riportano di un documento, non pubblico, dell'Agenzia delle Entrate, secondo cui l'applicazione di tale decreto provocherebbe minori entrate fiscali per 16 miliardi.

 

Cristian Perniciano – Cgil Nazionale

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