Molestie: ok emendamento ma poco efficace senza sanzioni

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“L'emendamento contro le molestie sui luoghi di lavoro, approvato in via definitiva dalla Commissione Bilancio della Camera, è un passo avanti.” Lo afferma in una nota la Cgil. “Tuttavia per essere efficace deve essere accompagnato da un sistema sanzionatorio che colpisca chi non assicura condizioni di lavoro tali da garantire l'integrità fisica e morale delle lavoratrici e dei lavoratori”. “Al tempo stesso - aggiunge la Cgil - evidenziamo che la responsabilità rispetto all'applicazione della norma non può che essere in capo all'impresa, che ha il dovere di mantenere un ambiente di lavoro in cui sia pienamente rispettata la dignità di ognuna e di ognuno.”

“Come organizzazione sindacale - conclude la Cgil - continueremo le battaglie di questi anni per rafforzare le norme legislative e contrattuali finalizzate a combattere il fenomeno inaccettabile della violenza e delle molestie nei luoghi di lavoro, le cui dimensioni sono sempre più preoccupanti”.

QUESTO IL TESTO DELL’EMENDAMENTO  – La lavoratrice che denuncia la molestia sessuale non potrà più essere sanzionata, demansionata, licenziata, trasferita o sottoposta a qualunque misura discriminatoria. 

La lavoratrice o il lavoratore che agisce in giudizio per la dichiarazione di discriminazioni per molestia o molestia sessuale poste in essere in violazione dei divieti di cui al presente capo non può essere sanzionato, demansionato, licenziato, trasferito o sottoposto ad altra misura organizzativa avente effetti negativi, diretti o indiretti, sulle condizioni di lavoro, determinati dalla denuncia stessa.

Il licenziamento ritorsivo o discriminatorio del soggetto denunciante è nullo.

Sono altresì nulli il mutamento di mansioni, ai sensi dell’art. 2103 del codice civile, nonché qualsiasi altra misura ritorsiva o discriminatoria addotta nei confronti del denunciante.

Le tutele di cui al presente comma non sono garantite nei casi in cui sia accertata, anche con sentenza di primo grado, la responsabilità penale del denunciante per i reati di calunnia o diffamazione ovvero l’infondatezza della denuncia.

I datori di lavoro sono tenuti ai sensi dell’articolo 2087 del codice civile ad assicurare condizioni di lavoro tali da garantire l’integrità fisica e morale e la dignità dei lavoratori, anche concordando con le organizzazioni sindacali dei lavoratori le iniziative più opportune di natura informativa e formativa al fine di prevenire il fenomeno delle molestie sessuali nei luoghi di lavoro. Le imprese, i sindacati i datori di lavoro e i lavoratori e le lavoratrici si impegnano ad assicurare il mantenimento nei luoghi di lavoro di un ambiente di lavoro in cui sia rispettata la dignità di ognuno e siano favorite le relazioni interpersonali basate sui principi di eguaglianza e reciproca correttezza.

 

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