Porto Venezia: una battaglia a difesa dei lavatori

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“È una battaglia di civiltà che guarda avanti, al lavoro ed alla sua difesa e con convinzione e determinazione siamo accanto ai lavoratori”. È quanto afferma il segretario nazionale della Filt Cgil Natale Colombo sullo stato di agitazione, proclamato oggi unitariamente da Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti territoriali al porto commerciale di Venezia e Chioggia con l’obiettivo di dichiarare un pacchetto di 72 ore di sciopero.
Secondo Colombo “le stime sul lavoro perso e che si perderà non può lasciarci indifferenti e ci impone l’avvio di un percorso che non lascia scelta se non quelle della mobilitazione affinché il Ministero dell’Ambiente proceda rapidamente, per le proprie competenze, ad autorizzare gli interventi utili alla manutenzione ed all’escavo dei fondali. Va rispettato, certamente, l’ambiente ma anche i lavoratori affinché si salvaguardi il lavoro legato ai circa 50 mila container che si stimano in meno da qui alla fine dell’anno”.
“Non possiamo assolutamente consentire – afferma il dirigente nazionale della Filt Cgil – un ulteriore attacco al lavoro ed al porto di Venezia già strozzato da vincoli e da limitazioni che ne stanno precludendo lo sviluppo e la competitività. Le limitazioni ai fondali stanno danneggiando l’intero tessuto commerciale del porto e tutte le attività che ruotano intorno ad esso. Faremo sentire la nostra voce e le nostre ragioni ovunque ci sia bisogno di farlo – afferma infine il segretario nazionale della Filt Cgil – perché il lavoro è prezioso non solo per i portuali ed il loro territorio ma per l’economia del nostro sistema paese”.

17 ottobre 2019

TRE GIORNI DI SCIOPERO DEL PORTO COMMERCIALE DI VENEZIA E CHIOGGIA: RILANCIARE IL LAVORO
Tutti i lavoratori portuali e dell’indotto in lotta per difendere e rilanciare il lavoro.
Da anni il lavoro portuale è sotto un attacco pesante da più fronti. Le mancate scelte sul suo futuro e sul suo sviluppo da parte delle Istituzioni che ne hanno competenza, determina incertezza degli imprenditori che devono investire per competere e rendere efficiente e sicuro il lavoro e segna una debolezza sulla goverance del suo sviluppo.

Il 1 ottobre l’Ordinanza della Capitaneria di Porto che riduce a 10.20 mt i fondali e l’accesso delle navi nel Canale dei Petroli e quindi alle banchine.
Una crisi di emergenza oggi sul lavoro, e una crisi sul futuro della portualità. UNA LIMITAZIONE INACCETTABILE, seppur motivata da parametri di sicurezza della navigazione, per le pesanti ricadute immediate con la perdita di navi e merce importanti per il lavoro portuale. Abbiamo già perso una portacontainer di 8,500 teu e prevedibilmente altre 7 navi oceaniche. La stima è di oltre 40.000 container in meno entro fine anno, che si aggiungono a un quadro di riduzione di arrivi di oltre 100 navi dall’inizio dell’anno.
Per tutto il mondo questo è diventato un porto che può lavorare con fondali solo entro i 10,20 mt, senza se e senza ma. Danno enorme alla sua competitività, alla sua attrazione commerciale, al suo sviluppo.
Come sindacato riteniamo che queste limitazioni e le loro conseguenze non siano state adeguatamente in conto rispetto alle ricadute sul lavoro, sull'occupazione e sul reddito dei lavoratori.
La manutenzione dei canali attraverso il loro scavo, da subito, la deve fare l’Autorità di Sistema Portuale, ed è questione vitale per il porto di Venezia e Chioggia. Da subito il Ministero dell’Ambiente deve autorizzare la manutenzione dei canali, per riavere il minimo di accessibilità delle navi con fondali a 12 mt, come previsto dal PRT e dal P.O.T. Non possiamo ulteriormente accettare un tale clima sul lavoro portuale, in cui garantire l’accesso alle navi sia ritenuto dannoso.
Rivendichiamo la dignità e la centralità di essere migliaia di lavoratori portuali e dell'indotto che con la loro grande professionalità, competenza, in un quadro di rispetto dei diritti contrattuali e sicurezza, lavorano in questa città e fanno da sempre parte della sua storia, della storia industriale di Marghera e dello sviluppo della Città. ​

Va approvato subito il cosiddetto “protocollo fanghi” dal Ministero dell’ambiente, come promesso da oltre un anno e che invece ha portato la capitaneria da oltre un anno a limitare l’accesso delle navi.
Dobbiamo lottare e mobilitarci perché tutte le Istituzioni, locali e nazionali, ci ascoltino, la Regione, la Città Metropolitana, il Sindaco di Venezia, il Sindaco di Chioggia, il Presidente dell’autorità di Sistema Portuale, l’ammiraglio della Capitaneria di Porto, tutti coloro che non si vogliono rassegnare ad un territorio caratterizzato dal solo lavoro turistico, tutti assieme a chiedere lo scavo dei canali.
Dobbiamo scioperare perché tutte le imprese che lavorano nel porto aderiscano alla nostra lotta, oltre ai lavoratori portuali, gli spedizionieri, agenti marittimi, gli ormeggiatori, guardia ai fuochi, rimorchiatori, trasportatori, addetti logistici, portabagagli, trasporto merci ferroviario e che coinvolga il tessuto economico e sociale del territorio.
i porti di Venezia e Chioggia sono fondamentali per l’occupazione e l’economia del territorio, non possiamo ulteriormente permettere attacchi strumentali e speculazioni.
non accettiamo che tra qualche mese ci siano licenziamenti o ammortizzatori sociali, non c’è una crisi delle aziende del porto e della merce, c’è una crisi della burocrazia e, se non decidono, una crisi della responsabilità.

L’assemblea generale di tutti i lavoratori dei porti di Venezia e Chioggia del 17 ottobre 2019 dà mandato alle segreterie di FILT CGIL, FIT CISL e UILTRASPORTI di proclamare l’immediato stato di agitazione di tutti i lavoratori e con un preavviso di 10 giorni di dichiarare 72 ORE di SCIOPERO (3 GIORNI) DEI LAVORATORI DEI PORTI DI VENEZIA E CHIOGGIA

 

 

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