Referendum Cgil sul Lavoro al centro del dibattito politico

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“Provano a scappare, ma prima o poi si andrà alle urne". Lo dice il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso a proposito dei tre referendum sul lavoro in una intervista su La Stampa di oggi (a cura di Roberto Giovannini), che dedica la sua apertura proprio al nuovo scontro sul lavoro. “L'esecutivo si mette nei guai da solo. Gentiloni fa bene a parlare di crisi, ma se la sua soluzione è accelerare i decreti del Jobs Act non ci siamo proprio”. 

I tre referendum della Cgil, su cui molti hanno ironizzato, sono diventati un fattore chiave della politica italiana. Susanna Camusso, segretario generale del sindacato di Corso d’Italia, se la ride di cuore: «Certamente non lo avevamo pianificato – spiega, uscendo da un dibattito sul futuro del sindacato all’università La Sapienza – pensiamo che si siano clamorosamente fatti male da soli, e certo non potevamo prevederlo. Abbiamo sempre pensato, e i fatti ci danno ragione, che il tema della qualità del lavoro sarebbe tornato centrale e che per parlare di qualità del lavoro bisogna parlare dei diritti dei lavoratori. Abbiamo presentato una proposta di legge con quattro milioni di firme e tre quesiti referendari esattamente per questo. Così come pensiamo che non si possa “scappare” facendo il giochino delle date».
A quanto pare, nel Pd (ma non solo) si sta cercando il modo di far saltare il referendum: il sistema più ovvio è andare al voto anticipato. Una eventualità che non sconvolge più di tanto il leader della Cgil. «Se l’11 gennaio la Corte Costituzionale autorizza i tre quesiti – replica Camusso – su una cosa sono tranquilla: prima o poi bisognerà votarli». Anche se, chiarisce, «forse bisogna confrontarsi con i problemi, invece di pensare di rinviarli».
Tuttavia, ricordiamo alla sindacalista, tutti i partiti – nessuno escluso – hanno affermato che la formazione del governo Gentiloni aveva come scopo pressoché unico aggiustare la legge elettorale per poi andare subito alle elezioni. «L’avranno detto tutti; ma l’unico che certamente non l’ha detto è il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella», è la risposta.
Apparentemente, Renzi e i suoi sembrano essersi convinti che, se si votasse in primavera, i referendum sul lavoro e i diritti della Cgil conseguirebhero il quorum e si chiuderebbero con una vittoria dei «sì» che farebbe risorgere l’articolo 18. «Sicuramente una politica che a lungo ha scommesso sul non voto ai referendum e sulla diminuzione dei votanti ha avuto una brutta sorpresa il 4 dicembre», afferma la sindacalista, che comunque sa bene che la partita del quorum è tutt’altro che scontata, e che servirà una difficile campagna di informazione. «Ma il punto centrale non è questo – prosegue – bisognerebbe discutere della sostanza. Si vuole oppure no restituire ai lavoratori italiani alcuni significativi diritti?». In altre parole, dice Susanna Camusso, «siamo assolutamente coscienti che serva un riordino compiuto di tutta la materia del diritto del lavoro, ma quello che non si può fare sono le furberie». Ovvero, si può evitare i referendum sul lavoro – come da sempre ha interpretato la Corte Costituzionale – «solo con una modifica legislativa che interpreti lo spirito del quesito referendario». Infine, qualche battuta sul nuovo governo Gentiloni. II neo presidente del Consiglio fa bene, dice Camusso, a parlare finalmente di crisi, Sud e disagio sociale. Ma «se poi la soluzione è accelerare i decreti attuativi del Jobs Act, non ci siamo proprio». E c’è un messaggio anche per Matteo Renzi, che a suo tempo aveva detto chiaro e tondo di non essere granché interessato al punto di vista della Cgil e del sindacato. «Adesso – dice Camusso accendendo l’ennesima sigaretta – è lui che deve farsene una ragione”.

Vedi la documentazione su: http://www.cgil.it/camusso-provano-scappare-si-andra-alle-urne/

 

 

 

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