Salute e sicurezza: agire di più su prevenzione e valutazione dei rischi

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“Uno sforzo maggiore per ridare centralità al tema delle condizioni di lavoro, della prevenzione dai rischi e della qualità dei servizi”. E’ quanto è emerso in occasione del Convegno ‘La sicurezza non è una ruota di scorta’ organizzato da Filt Cgil e Inca Cgil sul tema degli infortuni, malattie professionali e lavori usuranti nel trasporto di merci e persone a cui hanno partecipato rappresentanti delle istituzioni e delle imprese, che si è tenuto a Roma il giorno 8 novembre 2016. Dal convegno è emerso chiaramente che c'è ancora tanto da fare per migliorare la sicurezza e per garantire la tutela delle condizioni psicofisiche dei lavoratori durante il ciclo lavorativo e durante tutta la carriera lavorativa. 

Non ci si deve lasciare illudere dai dati seppur confortanti di questi ultimi anni che rilevano una riduzione del numero di morti e di infortuni sul lavoro. Questo a nostro parere dipende molto dalla crisi economica che c'è stata e che ha avuto effetto anche sulla riduzione degli occupati, e del numero di ore lavorate. Ma ci sono altri dati che preoccupano assai il nostro settore dei trasporti e della logistica. Infatti, dopo le costruzioni, siamo il settore con il maggior numero di morti e di infortuni sul lavoro, e quindi occorre agire di più sulla prevenzione e sulla valutazione dei rischi lavorativi sia in azienda, durante il carico e scarico e poi sulla strada e sulla viabilità in generale.

Inoltre per effetto della riforma Fornero che ha aumentato gli anni di lavoro e l'età pensionistica, i dati sugli infortuni dicono che stanno aumentando gli infortuni dei lavoratori anziani.

Tutto ciò ci deve vedere impegnati ad aprire delle riflessioni sulla pesantezza del lavoro e su come tutto ciò diventi a volte insostenibile per i lavoratori più anziani o provati. 

L'azione sindacale dovrà pertanto agire sia sulle condizioni e ritmi del lavoro, sia sulle prospettive che apre il recente verbale sottoscritto il 28 settembre da CGIL-CISL-UIL, con il governo sul lavoro precoce e sul lavoro gravoso al fine di rendere più vicino e flessibile l'accesso alla pensione per questa categoria di lavoratori.

Infine una riflessione particolare va fatta per quanto riguarda le malattie professionali, (queste sì in costante aumento).

Qui il convegno ha evidenziato almeno tre problematiche:

in Italia siamo ancora molto indietro su questo punto in quanto le percentuali di riconoscimento di queste malattie sono circa la metà di quanto avviene in altri paesi simili al nostro per il tipo di economia. Ciò vuol dire che oggi, in Italia molte malattie professionali non vengono denunciate.

la frammentazione del nostro ciclo produttivo (micro aziende) e la fortissima mobilità da un posto di lavoro ad un altro rendono tante volte difficile ricostruire  il nesso causale  tra il lavoro svolto e la malattia denunciata dal lavoratore, con enormi difficoltà nel ricostruire le pratiche da inoltrare all'Inail.

permane ancora oggi un divario enorme e ingiustificato tra il numero di pratiche di malattia professionale presentate dai Patronati Sindacali ed il numero di riconoscimenti accolti dall'INAIL, tanto da aprire un tema grandissimo relativo all'affidamento e alla priorità di risparmio che spesso hanno le commissioni di valutazione preposte.   

Pertanto alla luce di questi dati, confermati anche dal lavoro che stiamo facendo in queste settimane sui questionari raccolti tra gli autisti del trasporto merci (quasi 200 nel Veneto) FILT e INCA hanno rivolto un invito a tutti gli Enti e le Istituzioni presenti, a lavorare insieme con maggiore sensibilità sulle malattie professionali al fine di evitare contenziosi su aspetti ormai evidenti di malattie professionali in determinate categorie di lavoratori.

Infine la Filt ha chiesto alle Commissioni parlamentari competenti sul lavoro di dare un contributo per l'integrale applicazione del Decreto legislativo 81/2008 ai settori portuale, marittimo e ferroviario e da parte del Governo di riavviare il confronto anche con le parti sociali in tema di sicurezza stradale e del lavoro”.
“Tra gli interventi si devono accrescere i metodi di valutazione dei rischi lavorativi, ampliare la sorveglianza sanitaria di medicina del lavoro in termini di prevenzione e di emersione delle malattie professionali, anche in un’ottica di tutela dei lavoratori già danneggiati e sviluppare il nesso tra sicurezza del trasporto e dei trasportati, ampliando le tutele del personale viaggiante e alla guida del mezzo”.
Secondo quanto emerso nel corso del convegno sul tema ‘usura del lavoro’ infine “siamo a un punto di partenza che va ampliato, infatti si riscontra la presenza del riconoscimento di malattie professionali per gli autisti nel settore dell’autotrasporto delle merci ma, a fronte di analoghi rischi, non per quelli del trasporto pubblico locale e sul tema dell’età di pensionamento l’assenza di correttivi per il personale marittimo e portuale”.

Paolo Tollio – Filt Veneto

 

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